L’obelisco tra storia e mistero

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Il nome deriva dal geroglifico tejen che, nel linguaggio sacro degli antichi Egizi, era sinonimo di protezione e difesa.

È un monumento monolitico che vede le sue origini nell’antico Egitto, caratterizzato dalla forma quadrangolare allungata e sottile, con tronco alto e stretto, terminante in una cuspide piramidale, denominata pyramidion.

Origini e storia.

Gli Egizi ritenevano che Ra, il dio Sole, dimorasse in essi ed erano soliti posizionarli in coppia all’ingresso dei templi e in punti precisi delle città al fine di favorirne la fecondità e il circolo delle energie benevole. Il tronco dell’obelisco connetteva il dio Ra alla terra, era la raffigurazione di un raggio solare del dio egizio che si proiettava verso la terra. Questa connessione simbolica rappresentava il rito propiziatorio che aveva la funzione di garantire la fertilità della terra e la bontà dei raccolti. Nell’economia sociale degli antichi egizi rivestiva un’importanza fondamentale l’alternarsi del sole e delle stagioni, dai quali dipendevano gli straripamenti del fiume Nilo. I maestosi obelischi, lavorati nella cava, si trasportavano poi, non senza fatica, via fiume. Attualmente in Egitto ne rimangono solo 5, mentre la città di Roma ne possiede ben 9, che furono sottratti durante la conquista d’Egitto. Tuttavia, gli obelischi egizi furono imitati in Etiopia e molti altri giunsero a Roma in periodo imperiale come ornamento di monumenti.

Successivamente, l’uso simbolico dell’obelisco ha caratterizzato numerose civiltà e tradizioni attraverso i secoli. Nel culto cristiano assume una connotazione di carattere cristocentrico. L’originale significato del pyramidion fu sostituito dalla croce; nella dottrina cattolica, infatti, l’intermediario tra l’uomo e Dio è Cristo. Per tale ragione il papa Sisto V volle eretti un obelisco per ognuna delle più importanti basiliche romane. Celebri, inoltre, i due monumentali obelischi della corsa dei Cocchi in Piazza di Santa Maria Novella, a Firenze. Originariamente furono collocati in questa piazza due traguardi piramidali in legno, eretti provvisoriamente nel 1563 come mete per la corsa dei Cocchi, ma vista l’importanza della competizione nell’ambito delle feste cittadine, fin da questo periodo si era programmata una più adeguata soluzione di arredo della piazza, che portò attorno al 1570 a cavare due monumentali obelischi , recentemente restaurati.

Significato smbolico

La forza evocativa dell’obelisco è da ricercare nella forte ed evidente caratterizzazione maschile, ed infatti non a caso la sua forma alta e imperiosa richiama ovviamente l’elemento fallico. E’ connesso alle “energie della terra”, espressione del principio attivo e fecondante che penetra e irradia l’elemento passivo e fecondato. Dunque l’obelisco è l’elemento fallico inserito all’interno della terra, principio femminile, simbolo del grembo, o utero, della Madre Terra. Così eretto, l’obelisco diventa il tramite per la ricongiunzione delle energie della terra, con quelle del cielo.
Durante i secoli, si riteneva che gli obelischi, posti in corrispondenza di uno dei punti nodali della città, contribuissero favorevolmente alla sublimazione delle energie del luogo e apportassero benessere e fertilità a tutta la regione.

Universalmente riconosciuto come simbolo di potere, l’obelisco è oggi utilizzato anche nelle case, in piccole riproduzioni, ad evocare la potenza delle energie maschili, portatrici di forza fecondatrice e d’azione, nel loro incontro con le energie femminili, simbolo di ricettività e introspezione.

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